L’origine dell’intarsio a Sorrento lo si fa risalire ai monaci benedettini del convento di s. agrippino che, anticamente si trovava vicino all’attuale basilica di S. Antonino. I disegni da realizzare sul legno venivano rilevati da formelle provenienti da antichi frammenti di edifici sorrentini. Nel secolo XVIII la tarsia si ispirò alle illustrazioni della Gerusalemme Liberata di torquato Tasso.
Si raffiguravano paesaggi, scene di caccia o scene di vita comune quotidiana come ad esempio il ballo della “Tarantella” che ancora oggi è tra i principali temi più richiesti dagli amanti del genere, usando materiali vari come legni duri, madreperla ed ebano. Fu però, all’inizio dell’1800 che l’intarsio cominciò ad essere praticato su più vasta scala fino a diventare l’attività preminente di Sorrento. Agli inizi del 1800, infatti, il giovane sorrentino Antonino Damora andò a Napoli a lavorare presso il tedesco Fischer che operava nella reggia dei Borboni, chiamato da re Francesco I. Presso il Fischer, Damora di perfezionò nell’intarsio a solo contorno con taglio dritto e due colori. Ritornato a sorrento, verso 1830 Damora aprì un laboratorio in via tasso, dove formò e avviò all’intarsio moltissimi giovani. Poi nel 1840 un francese introdusse a sorrento i primi campioni di legno colorato insegnando la tecnica delle strisce di mosaico colorato con le quali si è incominciati a contornare i lavori sorrentini.
Successivamente, verso il 1863, fu introdotta anche la tecnica della ricacciatura con il nero di china che evitava di usare la sega per ricavare i segni e le incisioni delle figure che una volta si colmavano poi con lo stucco.
In breve tempo si formò una lunga schiera di maestri artigiani dell’intarsio e dell’ebanisteria in genere che crearono le basi dello sviluppo di un arte che ha fatto conoscere il nome di Sorrento in tutto il mondo e che ancora oggi rappresenta il fiore all’occhiello della tradizione del nostro paese.
Le opere più rappesentative di quel periodo possono essere ancora oggi ammirate nella basilica di Sant’Antonino, nella Cattedrale e soprattuto nel Museo Correale. Dal 1866 a Sorrento c’è una scuola d’arte, voluta perchè preparasse i giovani all’arte dell’intarasio, fornendo loro l’indispensabile supporto tecnico per una disciplina che richiede non solo abilità pratica ma anche conoscenze artistiche, bravura nel disegno e conoscneze tecnologiche, anche se il nuovo millennio ha fatto si che tale scuola prendesse anche altri direzioni allontanandosi un poco dal suo scopo iniziale.